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Nel corso della prima conviviale dell’anno sociale 2026-2027 del Propeller Club – Port of Savona, ospitata a bordo di Mega Express “Four” Corsica Ferries, sono avvenuti i saluti al Com.te Matteo Lo Presti che lascia il comando della Capitaneria di Porto di Savona e il benvenuto al Com.te Agostino Petrillo che ne assume il comando.

Ospiti della serata il Comandante Generale della Guardia Costiera Capitaneria di Porto Ammiraglio Liardo, il Direttore Marittimo della Liguria Ammiraglio Ranieri e il Presidente Nazionale Umberto Masucci.

Il Propeller Club Port of Verona torna con un  webinar focalizzato sulle novità della Legge di Bilancio 2026. Un momento di approfondimento su norme e opportunità a cui hanno partecipato titolari di imprese, rappresentanti degli Interporti, operatori logistici e stakeholder del settore.

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Grande successo per l’evento del 30 giugno  “Vietnam and its Leaders – Industry Connection Breakfast”, promosso dal Propeller Club Port of Palermo ed organizzato dalla Fondazione Pietro Barbaro e Federspedi Sicilia.

Il business breakfast si è solto presso il prestigioso Grand hotel et des Palmes di Palermo il mattino del 30 giugno u.s. alla presenza dei Soci del Club e di alcuni qualificati invitati alla presenza di S.E. Nguyen Phuong Anh, Ambasciatore del Vietnam in Italia.

Un’importante occasione di confronto internazionale tra istituzioni, imprese ed operatori economici, in linea con la vocazione del Propeller Palermo di favorire relazioni, dialogo e nuove opportunità di collaborazione tra i Paesi.

L’incontro ha confermato il ruolo del Club come punto di riferimento per la promozione di iniziative capaci di valorizzare Palermo, il suo porto ed il territorio nel contesto degli scambi economici, industtriali e logistici internazionali

 

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Genova chiama Italia

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Il presidente Umberto Masucci: “Non abbiamo parlato solo di business, i punti di incontri sono molteplici”

Londra – «Londra guarda con interesse a Roma, molto più che in passato». Umberto Masucci è il presidente dei Propeller Clubs. Ha guidato una delegazione di 55 associati nel Regno Unito per fare il punto sui rapporti marittimi tra i due Paesi in una fase di forte tensione. «Le criticità sono le stesse», dice Alessandro Panaro di Srm: dalla transizione energetica al cold ironing, fino al bunkeraggio di gas naturale liquefatto. A cambiare sono gli approcci: «La loro governance è privata, quella italiana quasi esclusivamente pubblica». Diversi modelli, ma analogo impatto sull’economia: «Tra il 2 e il 3% del Pil».

La missione londinese si è svolta a fine marzo. «L’idea – spiega Masucci – è nata quasi per caso». Il Propeller non era mai stato in Inghilterra. L’occasione si è presentata nel giugno 2025, quando il presidente ha incontrato l’ambasciatore italiano Inigo Lambertini. «Sapevamo che Londra non è più la sola capitale dello shipping, ma conserva un’importanza strategica in altri segmenti, come quello assicurativo. E, alla fine, l’iniziativa è piaciuta molto». Il programma ha previsto una tavola rotonda alla Trinity House, incontri all’ambasciata e visite all’International Maritime Organization e al Royal Automobile Club. Dall’Italia sono partiti in 55, di cui una quindicina di giovani. Seduti a fianco a loro in platea, anche rappresentanti del Department of British Trade, il dipartimento ministeriale del governo britannico responsabile per la promozione degli investimenti, la negoziazione di accordi commerciali internazionali e il supporto alle imprese nel Regno Unito.

«La crisi internazionale, dovuta principalmente alla situazione nello Stretto di Hormuz, preoccupa anche gli inglesi». In particolare, sottolinea il presidente dei Propellers Club italiani, il mondo delle assicurazioni, con premi che sono decuplicati». Il tema delle polizze è stato centrale nel dibattito, insieme a quello degli investimenti portuali. Come avviene in Italia, anche nel Regno Unito si sta puntando su nuove infrastrutture, cold ironing e bunkeraggi. Le differenze tra i due Paesi emergono soprattutto nei mercati di riferimento e nelle connessioni. «L’Italia – evidenzia Panaro, che è responsabile del dipartimento Maritime & Energy di Srm (Centro studi e ricerche collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) – deve confrontarsi con il Mar Mediterraneo; l’Inghilterra con flussi generati in larga parte dalla domanda interna».

Entrambe, secondo il Logistics Performance Index (indicatore della Banca Mondiale che misura l’efficienza e la competitività della logistica commerciale) si collocano al diciannovesimo posto al mondo, con un indice di 3.7 su 5. «La nostra posizione è stabile, la loro è lievemente in calo: nonostante ciò, sono riusciti a mettere a frutto gli investimenti e a connettersi meglio con gli altri Stati. Se è vero che i britannici guardano con interesse a quanto accade nello Stivale, noi dovremmo imparare da loro ad avere una maggiore apertura verso il privato e attrarre capitali esteri».

Il confronto si è poi esteso al Medio Oriente, dove «Suez marca il 50% e Hormuz il -97%». Secondo Panaro, «sono due dati praticamente incommentabili, su stretti che non sono chiusi ma fortemente perturbati». Da qui l’esigenza condivisa di sviluppare connessioni alternative. In particolare, aggiunge, «di riuscire a trasportare il petrolio da Hormuz via terra fino all’Arabia Saudita». È la logistica che si cambia e si adatta, anche se permangono delle problematiche. «I camion faticano a viaggiare con il caldo». E poi, sullo sfondo, resta il nodo della sostenibilità.

Il dialogo tra shipping italiano e britannico è destinato a proseguire. A Londra sono state avviate alcune intese. La prima tra Institute of Chartered Shipbrokers (gli agenti marittimi britannici), Federagenti e Fonasba. La seconda tra London International Shipping Week e Napoli Shipping Week. «Abbiamo ipotizzato persino un gemellaggio – riprende la parola, e conclude, Masucci –. Sicuramente, ci rivedremo all’ombra del Vesuvio. Questa volta tratteremo di welfare marittimo, ma non solo. Vorrei spostare lo sguardo anche su tematiche che vanno oltre il business».

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